Mazzolino

19 Settembre 2026da scaralb

✍️ ​LA STAFFETTA È FINITA

​Ci sono traiettorie che non appartengono solo all’almanacco, ma si infilano sottopelle, tra i ricordi di famiglia, le passioni tradite e l’inchiostro sui fogli.

La storia di Sandro Mazzola mi ha riportato in vita degli “incroci” che avevo archiviato.

​1. Il bianco e nero di Germania ’74

Fuffo Valcareggi la famosa staffetta l’aveva già archiviata nel cassetto delle cose vecchie, eppure in quella Germania del ’74, davanti a una tv in bianco e nero che sfarfallava, io e mio padre avevamo già scelto. Per l’Italia intera era l’eroe di Coppa, ma per mio padre era semplicemente “Mazzolino”. Un diminutivo tenero, pudico, che serviva a lasciare intatta la maestà del padre, Capitan Valentino. In quella stanza giravano l’odore del caffè, i commenti a mezza bocca e il mio primo vero imprinting con il football mondiale: mio padre ed io spalla a spalla, uniti nello stesso tifo d’affetto per quel figlio d’arte.

​2. Il granata mancato

Da tifoso del Toro – di quella fede antica che si eredita come un cognome – ho sempre guardato Sandro con una sotterranea nostalgia. Poteva venire al Toro, poteva essere il ritorno a casa. E invece fu l’Inter, la Grande Inter di Moratti con tutte le vittorie che non sto a ricordare, un’epopea che ho dovuto applaudire con quel miscuglio strano di rispetto e rammarico. La sua carriera nerazzurra è stata il mio costante promemoria di come il destino ami fare i dribbling più imprevedibili, lasciandoci a sognare quello che poteva essere e non è stato.

​3. L’intuizione di Ronaldo

Sua l’imbeccata che regalò Ronaldo al calcio italiano. E qui la vita di Sandro torna a intrecciarsi di netto con la mia: il brasiliano, dopo Diego El Diez, è il giocatore che mi ha fatto godere di più. Un prodigio di velocità e classe che mi ha riconnesso con la gioia infantile del pallone, tutto grazie a quell’intuizione d’autore targata Mazzola.

​4. La TV

Nel periodo televisivo, Sandrino ha portato la freschezza interpretativa delle situazioni calcistiche: commenti arguti e sempre intelligenti, sempre poco omologati. È stato per me un’ispirazione vera quando ho iniziato a scrivere di calcio. Se oggi cerco di raccontare il pallone per quello che è – una parabola umana prima che una lavagna tattica – lo devo anche a quell’intelligenza mai banale.

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Chiudo: è finito il paragone infinito con papà Valentino, credo che il capitano del Grande Torino lo accoglierà con gioia nel paradiso dei calciatori migliori di tutti i tempi, che Sandrino ha saputo guadagnarsi.