✍️Ieri mattina, per lavoro, arrivo in piazza San Carlo, a Torino, con il “caval ‘d brôns” ancora avvolto dalle tenebre.
Quando si fa chiaro, nonostante il cielo fosse uggioso, sollevo il capo e vedo lo striscione e penso: c’è ancora ragione sulla terra.
Si, sono un Mattarella’s Boy
☺️
✍️ Sono stato ricoverato per 11 giorni presso la Clinica Universitaria, reparto di Cardiologia, delle Molinette di Torino.
Ho deciso di rilasciare questa testimonianza perché la considero un atto dovuto verso una struttura di eccellenza e per il rispetto che nutro nei confronti di ciò che è pubblico e che, quando merita, va difeso, valorizzato e mai svenduto.
Durante la mia degenza mi sono sentito davvero “coccolato”, seguito con grande attenzione, assistito in modo impeccabile e accompagnato con umanità e professionalità in ogni momento.
Mi sono sempre state fornite informazioni chiare e comprensibili, anche per chi, come me, svolge un lavoro completamente diverso da quello sanitario.
Per tutto questo desidero esprimere un sentito plauso alla sanità pubblica e ringraziare medici, specializzandi, infermiere e OSS del reparto di Cardiologia delle Molinette, che ogni giorno dimostrano cosa significhi prendersi cura delle persone, prima ancora che dei pazienti.
(Nella foto quello che vedevo dalla mia finestra)
Cardiochirurgia Citta’ Della Salute E Della Scienza Infermiere Città Della Salute E Della Scienza Di Torino
✍️L’Unione europea, così com’è oggi, ha un peso diplomatico troppo debole rispetto alle grandi tensioni internazionali. Mi sembra una presenza troppo economica e poco politica, e credo sia arrivato il momento di capire seriamente cosa voglia diventare: restare un coordinamento tra Stati o trasformarsi in un soggetto davvero capace di incidere negli equilibri globali.
Allo stesso tempo, guardando a ciò che sta accadendo tra Stati Uniti, Israele e Iran, mi rendo conto di non avere le competenze per valutare quanto sia reale e immediato il pericolo rappresentato dall’Iran, sono però convinto che la via diplomatica debba essere sempre perseguita fino in fondo: la storia dimostra che, per quanto fragile, è l’unica alternativa credibile a escalation imprevedibili.
Non voglio neppure immaginare un allargamento regionale del conflitto, tensioni economiche globali legate all’energia, un irrigidimento delle posizioni più radicali. Sono scenari che mi inquietano. Ho quasi paura a formulare queste riflessioni, perché l’incertezza genera un senso di mancanza di controllo.
Mi auguro anche che negli Stati Uniti esistano — e vengano esercitati — quei contrappesi democratici capaci di limitare le scelte (per me avventate) dell’attuale numero uno.
La mia non è una posizione ideologica: è il timore che senza una diplomazia forte, e senza un’Europa più consapevole del proprio ruolo, si rischi di lasciare il futuro nelle mani dell’escalation anziché del dialogo.
✍️ Ci sono cose che facciamo per l’ultima volta senza saperlo. Un giorno qualunque, un gesto consueto: infilare le scarpe da tennis, stringere l’impugnatura della racchetta, scendere in campo. Non c’è nulla di speciale, nulla che faccia presagire che quel momento, così ordinario, diventerà l’ultimo.
Forse è proprio questo il mistero delle “ultime volte”: non si annunciano, non chiedono attenzione, passano leggere, quasi invisibili. Solo dopo, a distanza di anni, si voltano verso di noi e ci guardano, silenziose. Allora le riconosciamo, e sentiamo una fitta di nostalgia per qualcosa che non abbiamo salutato.
La vita si muove in avanti, ma lascia dietro di sé una scia di “ultime volte” inconsapevoli.
Forse non possiamo evitarlo. Possiamo solo imparare a stare dentro ai momenti mentre accadono, non per paura della fine, ma per gratitudine verso ciò che esiste adesso.
Alberto Scarino
Mi chiamo Alberto Scarino e questo è il mio sito personale.
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