Prendete una sedia, mettetevi comodi e dimenticate per cinque minuti i computer, gli algoritmi e quei signori in giacca e cravatta che pretendono di spiegarci il calcio misurando i chilometri percorsi. Che poi, a correre troppo, viene solo il fiatone.
Dicono che l’altro giorno l’ennesimo computer abbia stabilito che Messi è il più grande di sempre perché ha segnato settecento gol e ha vinto otto Palloni d’Oro, che a momenti non sa più dove metterli, povero ragazzo.
Ecco, io a questa dittatura dell’aritmetica non ci sto.
Vogliamo parlare di calcio? Allora parliamo di Diego. Uno che non aveva bisogno di computer: gli bastava un pallone sgonfio, tre difensori che cercavano di stroncargli la carriera a calci e un popolo intero aggrappato alla sua maglia. Lì non c’è statistica che tenga: c’è il carisma, c’è la leadership, c’è un abisso di personalità che separa l’artista dal pur eccellente impiegato del gol. Diego trascinava le folle; Messi, al massimo, sposta gli sponsor.
E poi, sia detto con assoluto rispetto per il ragazzo di Rosario, ma prima di arrivare a lui la memoria mi si riempie di gente che dava del “tu” al pallone in un modo che oggi ce lo sogniamo.
Gente che giocava quando la concorrenza non era questa roba un po’ anemica di oggi.
Vogliamo mettere Messi davanti a Ronaldo il Fenomeno? Quello vero, prima che le ginocchia decidessero di presentargli il conto. O a Ronaldinho, che giocava col sorriso di chi ha appena rubato le marmellate. E poi Zico, Platini, il profeta Cruijff, Beckenbauer… fino a quel gran pezzo di poesia nostrana che risponde al nome di Roberto Baggio, uno che con un ginocchio solo faceva cose che oggi a Coverciano studierebbero per tre mesi.
Oggi la qualità media si è abbassata, il gioco è diventato una catena di montaggio iper-atletica e così il primo che fa tre dribbling di fila sembra un marziano. Ma il calcio, quello vero, era un’altra cosa. Era un’opera d’arte, spesso drammatica, quasi sempre romantica.
Voi continuate pure a contare i gol su Excel. Io mi tengo la nostalgia.
Voi che dite? Ci siamo modernizzati o ci siamo solo annoiati con più eleganza?
Scrivetelo qui sotto, prometto di leggere anche chi ha torto.