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“La situazione calcistica in Italia è grave ma non è seria” (cit.)
In un paese normale, se per tre Mondiali di fila la Nazionale la vedi solo al bar sul televisore degli altri, la prima cosa che fa il nuovo Presidente della Federcalcio è chiudersi dentro la stanza dei bottoni, girare la chiave e fare silenzio.
Invece no. Da noi il silenzio è un lusso.
Il nostro Presidente della FIGC prima fa uscire la voce su Guardiola — che a momenti manco sa in che girone infernale stiamo — poi prende le bacchettate dai Ministri, dagli Onorevoli e da quelli che passavano di lì per caso. La politica che si indigna per uno “spiffero” di mercato (Guardiola si, Guardiola no) con la stessa foga con cui, di solito, ignora l’aumento della benzina.
Il nostro Presidente della FIGC se decide di puntare su Pirlo, lo avrebbe dovuto difendere ed era tutt’altro che indifendibile e se invece la sua colpa era tanto grave allora il nostro Presidente della FIGC ha sbagliato lo stesso. Andrea sarà pure all’inizio come allenatore, ma con i piedi ha spiegato la fisica a tre generazioni. Invece niente, finito pure lui nel pentolone delle polemiche da bar sport, dove si mescola la legittima difesa con la diagonale difensiva.
Il nostro Presidente della FIGC, infine, aveva due che di pallone ne capiscono davvero — Maldini e Leonardo, due che quando entrano in una stanza la gente smette di parlare a voce alta — e invece di blindarli si fa commissariare dai soliti noti.
Risultato?
Quelli giustamente salutano e se ne vanno, perché a fare le comparse nel teatrino si fa sempre la figura dei fessi.
Morale della favola: prima abbiamo distrutto il giocattolo, adesso ci stiamo facendo le battute sopra. Oltre la rovina c’è la barzelletta, solo che non fa neanche ridere.
(Ammesso e non concesso che si possa ancora parlare di pallone senza un permesso del Ministero)