C’è stato un tempo in cui il Motor Show di Bologna non era solo una fiera, ma un vero e proprio teatro di passioni umane, un crocevia di ingegni formidabili. In quegli anni indimenticabili, mi capitava di vivere da vicino l’allestimento dello stand Mercedes-Benz, e lì ho avuto il privilegio di assistere a una delle dinamiche più belle e veraci che il mondo del lavoro e dello sport possano regalare.
Da una parte c’era l’architetto Giorgio Martelli, una mente dal gusto pazzesco, capace di visioni spaziali che definire innovative è perfino riduttivo. Giorgio portava dentro di sé l’eredità della sua terra: figlio di un uomo che aveva lavorato per la OSCA dei fratelli Maserati, nelle sue vene scorreva un irriducibile sangue rosso Ferrari. Dall’altra parte c’era il suo referente, il Dottor Pio Sinestrari, anima e cuore Mercedes.
Erano due uomini straordinari, accomunati da una capacità di sintesi e da una tensione verso l’eccellenza che li portava ad andare d’accordo su ogni singola scelta creativa. Ma quando si parlava di Formula 1, la diplomazia si sgretolava. Litigavano, ma litigavano per davvero, con quella foga romantica e un po’ antica che appartiene solo a chi vive lo sport come una questione di identità.
Oggi, guardando alla meravigliosa parabola di Kimi Antonelli e alla lucidità con cui Toto Wolff lo ha accompagnato a vincere il Campionato del Mondo, il mio pensiero è volato inevitabilmente a loro.
La Mercedes non ha semplicemente ingaggiato un pilota veloce. Ha compiuto un capolavoro di progettualità umana. Hanno preso un ragazzino, ne hanno finanziato la formazione, lo hanno protetto nei momenti di difficoltà dell’anno passato e lo hanno supportato senza mai dubitare del suo talento. Hanno fatto esattamente quello che da noi, specialmente in molti club calcistici prigionieri del risultato immediato, non si ha più il coraggio di fare: hanno investito sul futuro, invece di rifugiarsi nell’usato sicuro di giocatori a fine carriera.
Sono intimamente convinto che oggi, di fronte a questa immensa dimostrazione di visione e coraggio, l’architetto Martelli avrebbe fatto un passo indietro. Forse non lo avrebbe mai ammesso a voce alta, per non tradire la sua amata Modena, ma nel suo cuore di progettista avrebbe riconosciuto la grandezza di questo percorso. E, con un sorriso a mezza bocca, avrebbe dato finalmente ragione al suo amico e rivale Pio Sinestrari. Perché chi ha il culto del talento, alla fine, sa sempre chinare il capo davanti all’eccellenza.
