Due piccole, forse insignificanti, note.

>La prima

Nella nordica Trofarello, comune in provincia di Torino, in un circolo che propone le gare della serie A, una sala era dedicata alla numerosa rappresentanza interista; un’altra sala ha ospitato i tifosi del Napoli fuori sede, quelli che “questa gara non si può vedere da soli a casa”.

>La seconda

Il Diego Armando Maradona, dopo il triplice fischio che ha assegnato il quarto triangolino di stoffa tricolore, è rimasto composto, sobriamente festeggiante, in trepidante attesa (abbastanza lunga) della suggestiva premiazione sul campo.

Tutto questo aplomb mi ha ingenerato una riflessione: trattasi di maturità o di abitudine alla vittoria? Non lo so ma chest’é …

…e ho detto tutto.

Poi è risaputo che San Gennaro è più tifoso di Sant’Ambros, che deve dividersi tra due squadre .

Questa sera gioca il Napoli, in rappresentanza di tutti i paesi del Sud del Mondo, contro l’Internazionale, la squadra del capitale, della borghesia, dei padroni del vapore.

E quindi:

– Il “cibo di strada” napoletano contro la Milano da bere.

– Il presepe contro l’albero di Natale.

– Il panettone contro il pandoro.

– Il sole contro la nebbia.

– L’azzurro del mare contro il grigio della nebbia padana.

– La fantasia al potere contro il potere dei soldi.

– La classe operaia che ogni tanto va in paradiso contro il potere visibile ed occulto.

E dunque se è così (e non temo smentite), nell’ordine:

– viva il Sud

– viva il Napoli

– viva i più deboli

(Lo scrivo prima, come va và

Sentita ieri:

“Ho telefonato alla mia amante, mi ha risposto il marito

E come ne sei uscito?

È passato a Vodafone”

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Mangiare? Abbiamo mangiato…

Bere? Abbiamo bevuto…

Sesso? Abbiamo bevuto…

La pace sia con tutti voi 

L’inizio è più di un programma

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“Nella Striscia di Gaza cessi subito il fuoco, si presti soccorso umanitario alla stremata popolazione civile e siano liberati tutti gli ostaggi”.

Leone XIV

La differenza con le altre

“Avevo 11 anni il 4 maggio 1949 : mio padre era su quell’aereo. Andai a prenderlo, come facevo quasi sempre quando rientrava da una trasferta, per tornare a casa con lui. Non c’era. “E’ morto”, mi disse un usciere. Davanti alla Gazzetta del Popolo, in corso Valdocco 2, c’erano centinaia di persone immobili, mute. Mi riaccompagnò, stavamo a due passi, il barbiere che aveva il negozio là davanti. Era amico di papà e dei giocatori granata : andavano quasi tutti da lui, compreso Gabetto così imbrillantinato da non sciupare la sua pettinatura nemmeno quando segnava di testa.

Mia madre era sul davanzale. Quando ci vide, capì e lanciò un urlo terribile: non l’ho mai dimenticato. Stette male. Rimasi tre giorni nel collegio dove studiavo. Uscii soltanto per i funerali.

Era una giornata splendida. Una lunga processione di automezzi portava le bare sepolte da cento e cento corone: ero molto orgoglioso che su quello di mio padre ve ne fossero d’immense. La città era tutta per strada: nessuno era voluto restare in casa mentre passava il Torino. Fabbriche, uffici, negozi serrati. Gente e bandiere di tutta Italia . La città era muta e spenta e respirava dolore. Non vedrò più una folla così immensa e quieta, non vedrò più una città soffrire come soffrì quel giorno Torino. Ho i giornali di quei giorni : il dolore è chiuso in un cumulo di fogli ingialliti, la macchina da scrivere spezzata di mio padre, i piccoli regali che ci aveva portato dal Portogallo, una cartolina che ci spedì da Lisbona poco prima di partire con le firme di tutti i granata.”

Giorgio Tosatti